A CIVITA
 

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Un dì fiorente, i tuoi ricordi vivi

triste guardando l'orme delle calle,

gli alberi scarni e i secolari olivi,

or sparsi in basso alla morente valle.

 

Due antichi rivi, or calmi or vorticosi,

sazi giammai di divorarti i fianchi

da ponente a levante, capricciosi,

corrono tra le crete dei calanchi.

 

I grigi Preappennini verso oriente

ti dan risalto quando quando appare l'aurora

e i tuoi cavon ti cullan dolcemente

come nave sul mare, da poppa a prora.

 

Quando al mattin leggera nebbia stagna

lungo i tuoi fianchi, e d'essa ti rivesti,

isola sembri che nel mar si bagna

tal da un fiabesco sogno un si ridesti.

 

Ma poi che l'aure o l'avanzar del sole

la potran dissipar da' tuoi valloni,

appariran le guglie, e tra le gole,

splendidi scrimi ed orridi burroni.

 

Tu li sovrasti dalla roccia avita

che risovvien gli Etruschi ed i Romani,

la loro storia ci riporti in vita

e il tramontar degli idoli pagani.

 

Quanti idiomi eccheggiar sotto la volta

dell'ingresso tuo grigio! Quanta storia

muta passar vedesti, e in te vittoria!

 

Longobardo tallon ti fu vicino

con Desiderio Re, che male raro

guarì bagnando nel sulfureo Uncino,

prima che questi si congiunga al Chiaro

 

ma quel che più ti esalta e ti fè degna

è il dì natal del grande Bonaventura

Serafico Dottor, che Dante insegna,

<<....sempre pospuosi la sinistra cura>>.

 

Sispi e guerre non più; duri la quiete,

e a lungo ancor un campanile avrai!

Con i tuoi scrimi e le tue belle crete,

la storia antica ai posteri dirai.

                                         Mario Bartoloni